domenica 24 aprile 2011

Downtime PSN, quando la pirateria lede il consumatore

Ormai da tre giorni, il PlayStation Network risulta inaccessibile ai suoi sottoscrittori, sia attraverso l' apposita voce della XMB in PS3 che tramite PC. Sony è rimasta a lungo silente sulla grave faccenda, dichiarando solo nelle ultime ore che l' inconveniente è causato da "intrusioni esterne" nei propri sistemi e che non è in grado di fornire una tempistica di ripristino del servizio.
Il risultato è stato un dividersi dell' opinione pubblica tra chi accusa gli hacker di danneggiare l' intera utenza PlayStation in nome di scopi non proprio trasparenti, e chi invece osanna i "cani sciolti" della Rete ed i loro tentativi di fare abbassare la cresta ad una Sony sin troppo solerte nelle persecuzioni legali. In questo intervento, chiarirò la mia personale posizione adottando il punto di vista di un consumatore che ha investito in una PS3 e nei suoi servizi.


Una tra le caratteristiche più importanti del PlayStation Network consiste nella gratuità dei suoi servizi di base, tra cui rientra la possibilità di giocare online. L' assenza di un costo di ingresso per questa feature ha portato una fetta consistente del pubblico a credere che l' offerta Sony sia in qualche modo inferiore sul piano qualitativo a quella di Xbox Live, che distribuisce i suoi contenuti attraverso veloci server mantenuti proprio grazie alle sottoscrizioni paganti. La verità è che contenuti analoghi (demo, giochi completi, patch) sono veicolati dal PSN tramite un sistema peer-to-peer che il più delle volte penalizza le velocità di trasferimento dati, ma in fase di gioco online, tutta la banda a disposizione del giocatore viene sfruttata annullando qualsiasi gap rispetto agli ambienti PC ed Xbox.

Questa premessa sgombra il campo dall' idea che attaccare informaticamente il Network Sony non rechi danno ad un pubblico che per godere di questi servizi non ha esborsi: attualmente, ben 69 milioni di clienti si trovano nell' impossibilità di utilizzare i propri giochi online, a causa di un' iniziativa che non ha rivendicazioni né motivazioni definite.

Nei mesi scorsi, abbiamo visto Sony sfruttare caparbiamente ogni mezzo legale a sua disposizione per scoraggiare il dilagare della pirateria su PlayStation 3, inclusi sequestri e perquisizioni delle attrezzature appartenenti a George "GeoHot" Hotz (l' hacker che ha decriptato e diffuso pubblicamente la root key della console aprendo la strada all' esecuzione di codice non autorizzato sulla macchina). A seguito di ciò, un gruppo semi-organizzato di hackers noto come Anonymous ha promesso vendetta su Sony, dichiarando di voler attivamente sabotare i suoi servizi ed esporre i dati personali dei suoi dirigenti.

Con premesse del genere, l' ipotesi dell' "attacco esterno" che ufficialmente giustifica il downtime del PSN appare plausibile. D' altra parte, il servizio funzionava perfettamente sino a 48 ore fa ed è altamente improbabile che Sony abbia volontariamente effettuato modifiche dagli effetti così devastanti. Qualcuno ha puntato il dito contro una presunta incompetenza dell' azienda giapponese in materia di sicurezza, evidentemente dimentico del fatto che PS3 è rimasto per ben 5 anni un sistema pressochè inattaccabile, mentre Xbox 360 e Wii risultavano già aperti al pubblico non pagante entro il primo anno di commercializzazione.

Da utente PS3, quindi, non ritengo di dover gettare sulle spalle di Sony tutta la responsabilità dei grossi disagi ancora in atto. Ci troviamo piuttosto di fronte all' operato proditorio di singoli (o di un gruppo, poco cambia) che nell' attuare un gesto di pura ritorsione nei confronti dell' azienda giapponese, negano attivamente i diritti di chi ha acquistato una piattaforma PlayStation ed il conseguente accesso ai suoi servizi di Rete, PSN e Qriocity. L' eccezionale vastità della base d' utenza danneggiata non fa che accentuare la gravità degli eventi: è forse la prima volta che una faida tra hackers e grandi aziende finisce per coinvolgere a tal punto il semplice pubblico.

Probabilmente, la grande "colpa" di Sony è quella di essere l’ unica azienda che ha osato adottare la linea dura contro chi lede i diritti di progettisti, finanziatori e clienti. E dal mio punto di vista, qualche giorno di downtime è largamente più accettabile rispetto all' atteggiamento di chi calpesta i propri clienti dicendo loro: "si, abbiamo avuto degli inconvenienti ma non preoccupatevi, abbiamo assunto / pagato il tizio che vi ha provocato una montagna di problemi”. Nessuna velata allusione, qui: parlo proprio di Microsoft. Anch'io, in qualità di compratore, ho un investimento da proteggere.