martedì 9 marzo 2010

La caduta di Cing: perchè Nintendo resta a guardare?

Assistere alla triste dipartita di Cing nelle ultime ore è stato qualcosa di triste ed amareggiante. Realtà tra le più interessanti nel panorama e nella ludografia Nintendo, questa piccola software house di Fukuoka si affidava ad uno staff di soli 29 dipendenti per produrre esperienze di gioco originali, meticolosamente studiate ed avvincenti a fronte di budget molto ridotti: ricordiamo in particolare la bellezza di Hotel Dusk: Room 215 e del suo universo decisionale (qualcuno lo ha addirittura definito un Heavy Rain ante litteram, descrizione che trovo poco pertinente), o l'elegante e spensierata lettura del genere strategico offerta in Little King Story per Nintendo Wii.

Date le dimensioni dello studio, sorprende poco il fatto che un debito da 2.5 milioni di dollari sia bastato a determinarne la bancarotta; desta perplessità, al contrario, l'immobilismo di Nintendo di fronte all'accaduto. In termini strettamente commerciali, la scarsa redditività di Cing costituisce un giustificato motivo di astensione da parte di eventuali finanziatori; parliamo tuttavia di un team che nonostante gli scarsi mezzi a propria disposizione ha dimostrato di avere grande talento, e meritava pertanto di essere sostenuto dal suo principale cliente in un momento del genere.
Ciò che mi domando è: può la Grande N continuare ad assorbire il totale dei propri guadagni, lasciando a sé stesse le terze parti impegnate sulle sue piattaforme? Penso ai casi di SEGA, Rockstar ed Electronic Arts, che hanno rinunciato a produrre titoli tradizionali su Wii in seguito al fallimento delle rispettive esperienze; nella loro sfortuna, questi produttori hanno pur sempre la possibilità di dire "ok, l'esperimento non ha funzionato, torniamo a produrre ciò che su questa piattaforma funziona davvero". Così non è per le piccole realtà come Cing, particolarmente bisognose di un'adeguata esposizione pubblicitaria per i loro prodotti.

Ritengo quindi opportuno che Nintendo appronti delle misure di sostegno agli sviluppatori meno abbienti, in maniera tale da favorirne la crescita e - perchè no? - la fidelizzazione. Ma c'è un ulteriore aspetto per cui credo valga la pena di agire in questo senso: i grandi produttori non possono limitarsi a seguire le tendenze del mass market, rifuggendo dalla necessità di indirizzare il pubblico verso prodotti realmente meritevoli. In quest'ottica, il supporto a piccoli gruppi di sviluppo dotati di grande creatività ed esperienza produttiva è fondamentale

Le sorti occidentali di Last Window sono in bilico. Riusciremo a vestire nuovamente
i panni di Kyle Hyde?

1 commento:

Anonimo ha detto...

NO!!!